
L’accordo sul Recovery Fund è fatto. Ma chi ci guadagna e chi ci perde?
Per dirlo bisogna vedere da dove si era partiti e dove si è arrivati. Le richieste dei vari Governi alla fine sono state ridotte a una sintesi unitaria che ha probabilmente salvato la faccia di tutti.
L’Italia si porta a casa circa 208,8 miliardi di cui 81,4 di trasferimenti (solo 400 milioni in meno rispetto alla proposta iniziale) e 127,4 di prestiti (rispetto ai 91 iniziali).
Andando ancora più nel dettaglio, l’Italia avrà a disposizione circa 63,5 miliardi di sovvenzioni e 127,4 miliardi di prestiti per fare le riforme e per trasformare l’economia del Paese secondo le priorità e le raccomandazioni dell’Ue.
Per poter accedere ai fondi l’Italia, così come gli altri Stati membri, dovrà presentare alla Commissione un piano nazionale di ripresa e spiegando per bene come intende usare quanto messo a disposizione. Sarà il Consiglio, su indicazione della Commissione che ha tempo due mesi, a decidere a maggioranza qualificata (55% dei Paesi pari al 65% della popolazione Ue) se approvare il piano.
I soldi del Recovery Fund arriveranno a partire dal prossimo anno e sono vincolati a piani di interventi.
Gli Stati membri, infatti, non possono usare i fondi Ue per fare quello che vogliono ma devono usarli per realizzare riforme in linea con le priorità dell’Unione. Per l’Italia significa favorire la trasformazione verde e digitale dell’economia, ma anche fare riforme che Bruxelles ci chiede da anni come quella della giustizia e della Pubblica amministrazione, completare quella delle pensioni, rafforzare il sistema sanitario pubblico, aumentare la protezione per i lavoratori, soprattutto atipici, garantire maggiore liquidità alle imprese, tenere sotto controllo i conti pubblici.


































