Non si sblocca la crisi dell’Industria chimica reggiana (Icr), dopo la decisione della proprietà, la multinazionale statunitense Ppg, di chiudere lo stabilimento di Reggio Emilia e licenziare 54 lavoratori e lavoratrici. Al tavolo istituzionale in Regione i rappresentanti dell’azienda hanno confermato la volontà di procedere in tempi rapidi con i licenziamenti e la dismissione del sito produttivo. Rischiano di restare a casa uomini e donne che all’Icr hanno lavorato per una vita. E che non si capacitano della decisione dei vertici, dal momento che il lavoro non manca e i bilanci sono fiorenti. L’unica spiegazione che si danno è quella di un’operazione speculativa della multinazionale, che nel 2020 aveva rilevato l’Icr con i relativi marchi.
E mentre continua lo sciopero a oltranza con il presidio ai cancelli dell’azienda, incassata la solidarietà della Regione Emilia Romagna la Cgil annuncia l’intenzione di portare la vertenza a Roma, al Ministero del lavoro e del Made in Italy. “Il Ministero deve dare una risposta rispetto agli atteggiamenti predatori di queste multinazionali”, dichiara Erica Morelli, segretaria della Filctem-Cgil di Reggio Emilia.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’Assessore al Lavoro della Regione, Giovanni Paglia che ha chiesto di “ritirare subito la procedura di licenziamento e cominciare una discussione diversa, che eviti la conflittualità del muro contro muro, improntando una linearità di relazioni industriali che è dovuta”.
“In questa vicenda sono inaccettabili sia le modalità che l’esito presunto, perché si tratta di un sito che può avere condizioni di rilancio- ha aggiunto Paglia-. Bisogna fare un tentativo di recuperare gli aspetti deficitari e rimettere in linea la produttività prima di procedere alla chiusura, non c’è razionalizzazione che può essere fatta sulla pelle delle persone quando ci troviamo di fronte a stabilimenti che hanno un mercato. Per questo-ha concluso- abbiamo chiesto di ritirare la procedura di licenziamento e costruire delle relazioni sindacali concrete, che affrontino i problemi e costruiscano delle soluzioni, a partire dall’utilizzo degli ammortizzatori sociali”.


































