EX ILVA: RITORNA L’ACCIAIO DI STATO

Un nuovo passo verso uno Stato sempre più attivo nell’economia e nell’impresa. Le acciaierie ex Ilva di Tarahto passano allo Stato. Passano sotto il controllo pubblico le più grandi acciaierie d’Europa e tutti gli altri impianti siderurgici italiani del gruppo Arcelor Mittal.
La firma dell’intesa tra Mittal e Invitalia (la società pubblica guidata da Arcurt) è arrivata a tarda sera e prevede un deciso investimento pubblico che consentirà di garantire alla fine la piena occupazione dell’impianto e di ridurre l’inquinamento per la produzione di acciaio. La mano pubblica entra nella società italiana Am Investco con un doppio aumento di capitale: un primo aumento da 400 milioni di euro darà a Invitalia, che è controllata dal ministero dell’Economia, il 50% dei diritti di voto della società.
A maggio del 2022 è programmato, poi, un secondo aumento di capitale, che sarà sottoscritto fino a 680 milioni da parte di Invitalia e fino a 70 milioni di parte di Arcelor Mittal. Il ministro del tesoro, Roberto Gualtieri e dello Sviluppo, Stefano Patuanelli hanno espresso soddisfazione per l’intesa che avrà un doppio impatto. Si prevede alla fine del processo il completo assorbimento di 10.700 lavoratori.
L’accordo riguarda anche la governance che dovrebbe essere inizialmente paritaria con presidente e amministratore delegato espressi l’uno da Invitalia e l’altro dalla Mittal. Anche su questo punto non ci sono comunicazioni ufficiali. Per l’impianto di Taranto si profila comunque in ritorno al passato. Nata nel 1905 l’Ilva passò all’Iri nel 1929 e venne ceduta ai Riva solo nel 1995, con il piano di privatizzazioni. Il commissariamento è datato 2012. Poi è arrivata ArcelorMittal nel 2018 e ora arriva una nuova svolta.

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