HomeAttualitàL’INDUSTRIA DEL WEDDING, IN GINOCCHIO, CHIEDE AIUTO

L’INDUSTRIA DEL WEDDING, IN GINOCCHIO, CHIEDE AIUTO

Il matrimonio ai tempi del Coronavirus. Con le coppie che si sposano i con la mascherina, sole, senza invitati, private anche del bacio di rito, per non parlare del pranzo di nozze, delle foto di gruppo e degli invitati. 

L’industria del wedding è messa in ginocchio dalla pandemia. Un altro settore fermo o quasi cche soffre sotto i colpi del virus. 

Chiari i numeri della crisi: sono 17 mila i matrimoni cancellati tra marzo e aprile, 50 mila quelli che secondo le stime salteranno tra maggio e giugno.

Se per spose, sposi, madri delle spose e invitati si tratta di un frustrante cambio di piano, chi di matrimoni ci vive sta messo molto peggio. La filiera fatta di imprese di abiti nuziali,  catering, wedding planner, fioristi, organizzatori di eventi, fotografi, location matrimoniali, musicisti, noleggiatori di auto da cerimonia e, tra gli altri parrucchieri specializzati, che ogni anno fattura in totale 40 miliardi di euro circa, è a terra, con una perdita Covid-19 stimata in 26 miliardi di euro e con la prospettiva di una ripartenza prevista nella fase tre, ma ancora avvolta nella nebbia, senza un calendario certo.

Gli imprenditori del settore hanno stilato una serie di proposte che puntano innanzitutto a date certe per la riapertura e la relativa raccolta di prenotazioni, a finanziamenti a fondo perduto sulla base della diminuzione di fatturato rispetto allo scorso anno, alla sospensione per un anno dei contributi sugli stipendi dei dipendenti che, finita la cassa integrazione, dovranno tornare al lavoro.

Si pensa anche a un anno bianco, cioè di sospensione di ogni tipo di tassazione che, senza fatturato, le aziende non sarebbero in grado di pagare. Oltre a invocare la possibilità di prolungamento della cassa integrazione per i dipendenti fino alla fine dell’anno, gli operatori pensano anche alla  tutela dei lavoratori stagionali, che causa  annullamenti degli eventi, rimarranno disoccupati per la stagione 2020.

E ancora, misure a sostegno degli affitti, e, tra l’altro a incentivi a fondo perduto per l’adeguamento degli impianti di condizionamento e di sanificazione previsti dal governo. 

Per non restare fermi troppo a lungo, si chiede anche di  permettere l’apertura immediata di attività di eventi e di ristorazione che si possano svolgere all’aperto nel pieno rispetto delle distanze e dispositivi di sicurezza.

Un problema in più lo hanno i commercianti di abiti da sposa e cerimonia, un settore che muove circa 600 milioni di euro l’anno, perché se verrà deciso che a metà maggio i negozi da abiti da sposa potranno riaprire non è detto che lo faranno in molti, visto che il mercato è fermo. Qui l’invenduto è stimato in quasi il 95%.

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