FEDERMODA: LA MANCATA RIAPERTURA DEI NEGOZI KO PER IL SETTORE

La decisione di rinviare l’apertura dei negozi al dettaglio al 18 maggio, mentre inizialmente la data ipotizzata era il 4 maggio, lascia spiazzati e delusi tutti gli associati Federmoda di Confcommercio. I negozi di abbigliamento, infatti, rappresentano una delle categorie più colpite dal lockdown dovuto alla pandemia da Coronavirus.

«È inaccettabile questa ulteriore proroga delle chiusure dei negozi di abbigliamento. È un sacrificio che non possiamo permetterci – tuona Marco Cremonini, Presidente Federmoda Emilia – Romagna –. Non bisogna dimenticare che mentre le saracinesche restano abbassate i commercianti sono ugualmente gravati dal pagamento dell’affitto e dei fornitori, che esigeranno da parte nostra il rispetto degli obblighi assunti. Obblighi che in molti non saranno in grado di onorare, a causa della mancanza di liquidità. Per evitare tutto ciò, ribadiamo che noi siamo pronti a ripartire mettendo in sicurezza le nostre attività e rispettando tutte le regole che sono richieste per evitare il contagio da Covid-19, come ingressi contingentati, uso di mascherine, guanti e sterilizzazione degli abiti».

Questo ulteriore slittamento delle aperture, inoltre, creerà un danno irreparabile: un prevedibile calo di consumi per il 2020, a livello nazionale, di oltre 15 miliardi di euro che porterà almeno 17mila punti vendita ad arrendersi, con una perdita di occupazione di oltre 35mila persone. Perdite che peseranno tantissimo anche a livello locale su Bologna e provincia.

Il Presidente Federmoda, quindi, chiede che il Governo riveda la data di apertura per i negozi di abbigliamento, prevista per il 18 maggio dall’ultimo decreto del 26 aprile, e che vengano previsti anche degli aiuti economici alle aziende in difficoltà. «È impensabile che i commercianti possano affrontare questa crisi con i pochi provvedimenti presi dal Governo – conclude Cremonini –. Urgono liquidità vera attraverso contributi a fondo perduto, zero burocrazia e una moratoria fiscale e contributiva al 30 settembre».

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