Arrivate le lettere di licenziamento per i lavoratori della Gaggio Tech attiva nella lavorazione e stampaggio di materie palestiche. Sono 79 i lavoratori che dal 1 settembre saranno senza lavoro, dopo il traghetto della cassa integrazione. Di fronte a loro due anni di Naspi, poi il nulla. Sono soprattutto donne, in gran parte over 50. Quasi tutti provengono dalla montagna bolognese: Gaggio montano, Porretta e le piccole frazioni attorno.
E in paese c’è preoccupazione per le ricadute dovute alla crisi dell’azienda, pur non mancando anche gesti di solidarietà e sostegno a chi ha perso il lavoro.
La vicenda Gaggio Tech inizia nel 1981 con la fondazione della Saeco la prima azienda al mondo – quattro anni più tardi – a commercializzare la prima macchina per caffè espresso completamente automatica. Innovazione che porta una crescita vertiginosa, l’affermazione nei mercati italiano ed estero.
A fine anni 90 l’acquisizione della Gaggia e la nascita di Saeco International Group che – nel 2009 – viene ceduto alla multinazionale olandese Philips. E’ il momento apice: l’azienda, che negli anni ha aperto vari filiali in tutto il mondo, è leader nella produzione di macchine da caffè e ne controlla quasi un terzo del mercato europeo.
Nel 2017 il gruppo viene però diviso e nasce la SagaCofee di cui, a fine 2021, viene annunciata la chiusura. La storia di successo si trasforma in un racconto di crisi, fatto di scioperi, presidi e vertenze sindacali. La resistenza dei lavoratori porta – nel 2022 – al salvataggio: nello stabilimento sull’Appennino bolognese nasce la Gaggio Tech, polo industriale per la produzione di metallo e plastica dalla collaborazione di due gruppi: Tecnostamp al 60% e Minifaber al 40. I lavoratori festeggiano la ripartenza, che però si blocca quasi subito. Nei primi mesi del 2025, infatti, il socio di maggioranza chiede la liquidazione volontaria dell’azienda.


































