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Export reggiano in crescita nel 2025 per un controvalore di 13 miliardi

Le esportazioni della provincia di Reggio Emilia si attestano nel 2025 a 13,1 miliardi di euro, registrando un incremento dello 0,7% rispetto ai 13 miliardi del 2024. Il risultato, reso noto dall’Ufficio Studi di Confindustria Reggio Emilia, conferma la tenuta complessiva del sistema produttivo provinciale, pur segnando una crescita più contenuta rispetto alla media nazionale (+3,3%) e regionale (+1,3%), in un contesto internazionale caratterizzato da marcate asimmetrie nei mercati di destinazione e da pressioni competitive crescenti su alcuni comparti industriali strategici.

Il dato reggiano riflette una struttura produttiva profondamente orientata ai mercati esteri – con un export che rappresenta una delle principali leve di competitività del territorio – e la capacità delle imprese di mantenere posizioni consolidate anche in fasi di rallentamento della domanda globale. Occorre tuttavia rilevare come alcune filiere stiano attraversando una fase di ridefinizione dei flussi commerciali, sia per dinamiche geopolitiche che per effetti di ricomposizione della domanda nei mercati più maturi.

Il 2025 si caratterizza per una forte polarizzazione nei mercati di destinazione, con mercati europei emergenti e asiatici in netta accelerazione a controbilanciare le contrazioni nei tradizionali partner occidentali.

La Germania si conferma primo mercato di sbocco assoluto con 1,77 miliardi di euro (+3,0%), riaffermando il ruolo strutturale del corridoio renano-padano per il manifatturiero reggiano. Tra i mercati europei, la Polonia si distingue per una crescita particolarmente vigorosa (+15,8%,a 643 milioni di euro), consolidandosi come un partner di riferimento per la meccanica strumentale e le produzioni ceramiche. In positivo anche Spagna (+5,9%), Olanda (+6,6%), Turchia (+7,8%) e Romania (+3,8%).

In controtendenza i due principali mercati extra-europei: gli Stati Uniti registrano un calo dell’8,5% (a 1,39 miliardi di euro) – parzialmente riconducibile alle tensioni commerciali in atto e all’incertezza sul fronte dei dazi – e la Cina segna -12,7% (a 234 milioni). In calo anche la Francia (-3,2%) e la Russia (-14,4%), quest’ultima in progressiva marginalizzazione per effetto delle sanzioni internazionali.

Il quadro dei mercati evidenzia una graduale diversificazione geografica dell’export reggiano, con una crescente capacità di penetrazione nei mercati dell’Europa centro-orientale e nelle economie emergenti asiatiche, a parziale compensazione delle difficoltà sui mercati anglofoni e cinese.

L’analisi per comparto produttivo restituisce un quadro articolato, in cui la dinamica complessivamente positiva è il risultato di andamenti molto differenziati tra i principali settori dell’industria reggiana.

Il comparto della moda si conferma il secondo pilastro dell’export provinciale con 2,54 miliardi di euro (+4,6%), in crescita nonostante le pressioni competitive internazionali. Il settore alimentare e delle bevande consolida la sua traiettoria espansiva a 897 milioni di euro (+5,7%), sostenuto dalla riconoscibilità delle denominazioni di origine e dalla crescente domanda di prodotti italiani sui mercati premium. Cresce anche il comparto degli apparecchi elettrici (+3,1% a 874 milioni) e quello della ceramica (+2,0% a 1,19 miliardi), segni della solidità competitiva di un distretto di eccellenza mondiale.

Più complessa la situazione per il settore dei macchinari, che rimane di gran lunga il primo comparto per valore (4,66 miliardi di euro, oltre il 35% dell’export totale provinciale), ma registra un calo dell’1,9%. La contrazione riflette le difficoltà della domanda di beni strumentali a livello globale – particolarmente evidente in Germania e in alcuni mercati emergenti – e impone una riflessione sulla necessità di accelerare i processi di upgrading tecnologico e di posizionamento sui segmenti a maggior valore aggiunto. In calo anche la metallurgia e i prodotti in metallo (-2,5%) e i mezzi di trasporto (-9,3%), quest’ultimi penalizzati da discontinuità nelle forniture e da una domanda globale ancora sotto pressione.

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