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Cresce l’occupazione ma con differenze salariali, Romagna fanalino di coda

In Emilia-Romagna aumenta l’occupazione ma crescono anche le disparità tra province in merito ai salari. Lo dice l’Assessore regionale al Lavoro Giovanni Paglia
Il numero degli impiegati ha superato i 2,1 milioni (nel 2021 erano 1,9 milioni), con un aumento trainato soprattutto dall’industria (+10.800 occupati rispetto al 2022) e dal turismo e commercio (+34.500 occupati). Tuttavia ci sono delle vistose fragilità sugli stipendi: esaminando il JP Geography Index 2025 elaborato dall’Osservatorio JobPricing, che analizza le dinamiche retributive su scala nazionale, emerge una profonda spaccatura tra le province emiliane che corrono e quelle romagnole che invece rallentano.

Secondo l’Osservatorio l’Emilia-Romagna nel suo insieme si conferma tra le aree più solide del paese, con una retribuzione globale annua (Rga) media di 32.953 euro, superiore alla media nazionale di 32.402 euro e al sesto posto nella classifica italiana. Ma l’analisi provinciale evidenzia una chiara disparità interna. Bologna è la prima provincia della regione e sesta in Italia con una Rga di 34.433 euro, seguita da Piacenza (33.922 euro), Parma (33.909 euro), Modena (33.385 euro) e Reggio Emilia (33.235 euro). La situazione è invece molto diversa per le province della Romagna, dove i dati mostrano un chiaro trend di arretramento retributivo. Ravenna si attesta a 31.689 euro, in discesa di due posizioni rispetto al 2024 e al 36° posto nazionale. Ancora più grave il calo di Rimini, che perde 13 posizioni precipitando al 68° posto con una Rga media di 29.542 euro, molto al di sotto della media regionale e nazionale. Segue di poco Forlì-Cesena con una media 29.398 euro, al 71° posto nazionale, e una perdita di tre posizioni rispetto all’anno precedente.

Le differenze sui salari sono dovute soprattutto alla tipologia di impiego. Le province emiliane beneficiano di un tessuto industriale avanzato, mentre in quelle romagnole predominano il turismo e la ristorazione, dove i salari medi sono più bassi. A questo si aggiunge la crisi in atto in settori chiave per il territorio come il manifatturiero in genere, che sta subendo forti contraccolpi economici e occupazionali, aggravando ulteriormente il quadro retributivo e sociale della Romagna».

Paglia – che ha diffuso i dati facendo il punto sull’attuazione della legge regionale 17/2005 in materia di occupazione, qualità, sicurezza e regolarità del lavoro – ha affermato che le persone in cerca di occupazione nel 2023 erano circa 105mila, un numero stabile rispetto all’anno precedente. Andando a esaminare i dati Istat sull’occupazione, emerge che in provincia di Ravenna gli occupati sono 166.636, il 43% rispetto alla popolazione totale di 388mila persone (che include ovviamente anche i minori di 15 anni che non possono lavorare). Analogo il rapporto in provincia di Rimini, con 141.589 occupati su circa 341mila residenti (41%), e a Forlì-Cesena, con 172 780 occupati su una popolazione di 395mila (43%).

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