
Dal 2014 a oggi l’Emilia-Romagna è la Regione che cresce di più in Italia. Sia dal punto di vista economico, sia da quello sociale, registrando dati che la collocano sopra la media nazionale e ai livelli delle regioni europee più avanzate. Questo nonostante le drammatiche avversità degli ultimi dieci anni: la ricostruzione post sisma del 2012, la pandemia, la crisi energetica fino alla drammatica alluvione in Romagna del 2023, eventi che hanno segnato il territorio e le comunità emiliano-romagnole, in grado, però, di superarle e, numeri alla mando, mostrarsi più forte di prima.
A ricordarlo il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, durante l’ultimo incontro del mandato del Patto per il Lavoro e per il Clima, questa mattina a Bologna, nato come Patto per il Lavoro nel 2015 e ‘ampliato’ nel 2020 ai temi della sostenibilità.
Il suo è una sorta di bilancio delle due legislature regionali che ha guidato.
Il Patto per il Lavoro e il Clima è uno strumento unico in Italia che riunisce oltre 60 realtà – tra istituzioni, forze economiche, organizzazioni sindacali e del terzo settore, mondo della scuola e dell’università, istituti di ricerca, camere di commercio e banche – e rappresenta il luogo operativo di confronto e condivisione delle politiche realizzate in questi anni in Emilia-Romagna per generare nuovo lavoro di qualità, accompagnare la transizione ecologica e digitale, contrastare le diseguaglianze territoriali, sociali, di genere e generazionali.In due lustri la forza lavoro è cresciuta di 62 mila unità (+3%), gli occupati sono 130 mila in più (+6,9%), il numero le persone in cerca di occupazione è sceso del 39,2%, il tasso di occupazione 20-64 anni è passato dal 70,7% al 75,9% (quello femminile dal 63 al 69,1%), il tasso di disoccupazione è sceso dal 8,4% al 5%. Inoltre, il Pil è cresciuto dell’11,2% e l’Exportè cresciuto del 31,8%: ogni abitante dell’Emilia-Romagna sporta per 19,1 mila euro a fronte di un veneto 16,88 mila e di un lombardo 16,28 mila: il saldo commerciale regionale è il doppio di quello della seconda Regione, oltre 35 milioni di euro, contro i 19 milioni del Veneto.
E poi ci sono le persone. È in crescita la quota di anziani trattati in assistenza domiciliare integrata. Il rischio di povertà o esclusione sociale è tra i più bassi in Italia e in Europa passando dal 14% del 2019 al 7,4% di oggi. Nel 2023 hanno intercettato in regione il 10,95% delle persone di 65 anni ed oltre, nel 2014 erano l’8,9%. Superiore sia al dato medio delle regioni del Nord (9,19%) sia al dato medio nazionale (8,36%). Quasi dimezzata la dispersione scolastica, passando dal 13,2% al 7,3%, i Neet scendono dal 20,6% all’11%. E ancora: l’indice di copertura degli asili nido è pari al 46,2%, in crescita costante negli ultimi anni, oltre dieci punti percentuali in più rispetto al 2014/2015 quando era al 35,5%.


































