HomeImpreseIndustria: crisi per 73 gruppi, a rischio 100mila occupati

Industria: crisi per 73 gruppi, a rischio 100mila occupati

Al Ministero delle Imprese e del Made in Italy ci sono 73 situazioni di crisi aperte con un rischio di circa 100mila licenziamenti.

In particolare quelli «attivi» sono 42, con prevalenza nel settore metalmeccanico (25) e chimico (10). I «monitoraggi», invece, sono 31. Vi rientrano aziende non in crisi, ma che fanno parte di settori in crisi, con prevalenza nel settore metalmeccanico (15), tessile (5) e alimentare (5). I tavoli già convocati dall’inizio dell’anno sono quelli che riguardano le seguenti aziende: la napoletana Dema attiva nel settore aerospaziale, la Treofan di Terni del gruppo indiano Jindan, Acciaierie d’Italia (l’ex Ilva di Taranto), la multinazionale dell’elettronica Jabil con sede a Caserta, Wartsila di Trieste, la veneziana Speedline che opera nell’automotive, Ansaldo Energia di Genova, Softlab, QF di Campi Bisenzio a Firenze (ex Gkn) e Industria Italiana Autobus.

Per affrontare le crisi industriali, e gestirle al meglio, nei giorni scorsi il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha creato un gruppo di esperti ad hoc attraverso due bandi pubblici.

Particolarmente “calda” è la situazione che riguarda la Jabil, per cui il Ministero a fine febbraio è riuscito ad ottenere la sospensione per tre mesi dei 190 licenziamenti previsti su 430 lavoratori. La sottosegretaria Fausta Bergamotto ha sottolineato che questa proroga dovrà servire «ad intercettare delle opportunità condivise con l’azienda per evitare i licenziamenti e salvaguardare il sito di Marcianise». Nel settore elettrodomestico, invece, spicca l’annosa vertenza dell’ex Whirlpool. Nell’ambito dell’operazione di cessione delle attività europee alla multinazionale turca Arçelik, che comporterà la nascita di una nuova società nel mercato «Emea», la Fim Fiom e la Uilm di Fabriano, continuano ad esprimere forte «preoccupazione in merito all’operazione di cessione delle attività per il futuro dei siti sul territorio marchigiano, che nel comprensorio del Fabrianese occupa direttamente circa 1.100 addetti più indotto e altri 340 dello stabilimento di Comunanza». «Sarà fondamentale e vitale – aggiungono i rappresentanti sindacali – l’intervento del governo per la garanzia industriale e occupazionale di un territorio già devastato da grandi crisi del settore elettrodomestico, che ancora a tutt’oggi non ha avuto la capacità di rilanciarsi.

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