
Segnali preoccupanti per l’economia reale provengono dal sistema bancario. L’economia registra nel 2021 un +6,5%, alcuni settori hanno registrato tassi di ripresa a doppia cifra; altri li avranno nel 2022. Il Paese reale è proiettato fuori dalla crisi pandemica.
Per contro, il sistema bancario appare ingessato: orfano delle garanzie di Stato erogate a mani basse, restio a concedere credito non garantito, preoccupato di ridurre le proprie esposizioni appena possibile, con gli occhi rivolti ai bilanci di un anno funesto come il 2020. Il credito bancario è in contrazione, quando disponibile lo è in forme non congeniali, diverse banche operano in ottica di contenimento o rientro forzato dalle esposizioni.
Con le misure straordinarie messe in pista nel 2020, il sistema bancario ha innanzitutto messo al sicuro i propri crediti, convertendo massivamente le linee di credito a breve termine in mutui garantiti dallo Stato. Oggi occorre invece finanza per accompagnare le aziende fuori dalla crisi pandemica e per sostenere la crescita. Occorre proiettarsi fuori dalla “finanza Covid”.
Vediamo emergere tre esigenze:
- Fare fronte alle rate in ammortamento dei mutui di Finanza Covid che sono entrati o stanno entrando in ammortamento troppo velocemente rispetto ai tempi di uscita dell’economia dalla pandemia.
- Finanziare il capitale circolante cresciuto per effetto della ripresa economica e per il quale molte aziende si trovano in carenza di linee di credito commerciale.
- Finanziare gli investimenti di espansione della capacità produttiva e le operazioni acquisitive che molte aziende stanno riprendendo ma che le banche hanno difficoltà a finanziarie dopo il ricorso alla finanza garantita.
Frenata del credito bancario
Nel 2021, con la pubblicazione dei bilanci 2020 delle aziende, i sistemi di rating creditizio delle Banche hanno fatto saltare il sistema: l’inevitabile peggioramento dei risultati aziendali si è tradotto in restrizione del credito e in richieste di rientri: proprio quando l’economia reale avrebbe bisogno di carburante per sostenere la ripresa. I prestiti alle imprese nel 2021 sono infatti risultati stabili rispetto a fine 2020: +0,1% (contro +6,5% del PIL!). L’esaurimento dei programmi di garanzia pubblica al credito ha semi-paralizzato il sistema erogativo: il credito non garantito è diventato merce rara. Rischia di prevalere una visione di breve periodo che pretende che gli effetti di una pandemia mondiale di queste dimensioni siano assorbite in pochi mesi. E si guarda all’uscita dalla crisi con gli occhi allo specchietto retrovisore: quello dei bilanci 2020.
A tutto questo, si aggiungono le regole di vigilanza europea che impongono di segnalare come “forborne” (cattivi pagatori) i crediti che sono stati oggetti di plurime moratorie causa Covid. Chi nel 2021 ha rinnovato le moratorie, si vede molto probabilmente oggi negato l’accesso al credito.
Bilanci 2021: pressione inflattiva sui margini
Molte aziende sono cresciute ma la marginalità si è contratta: l’impennata di costi di alcune materie prime e servizi non si è infatti potuta riflettere sui prezzi di vendita. I bilanci 2021 potranno registrare una congiunturale contrazione dei margini. Nel 2022 assisteremo ad un recupero di prezzi e margini, già si vede il fenomeno. Tuttavia, nel 2022, il ceto bancario prenderà le sue decisioni di credito per metà anno sulla base dei bilanci del 2020 (già difficile) e per l’altra metà sui bilanci 2021 e questo potrebbe costituire un ulteriore elemento restrittivo sul fronte creditizio.
Rischio liquidità per le imprese
Si profila nel 2022 lo spettro di una crisi di liquidità, aggravata dagli effetti dei massivi consolidamenti del credito commerciale rotativo verso mutui garantiti realizzati nel 2020-2021. Molte aziende si trovano con eccesso di mutui e scarsità di linee di credito rotativo e non dispongono della liquidità per pagare le rate dei mutui che entrano in ammortamento. Paradossalmente, questo è tanto più vero per le aziende più dinamiche, che devono fare i conti oggi con una crescita del capitale circolante più rapida della generazione di profitti (un fatto fisiologico, quando crescono i ricavi).
Anthilia cresce e sostiene la crescita delle PMI italiane
Guardando alle PMI italiane, vediamo diverse imprese che crescono, hanno necessità di investimenti di ampliamento della capacità produttiva o guardano alle opportunità che il mercato offre per una crescita anche mediante acquisizioni. Queste operazioni richiedono una finanza di lungo periodo, con adeguati piani di ammortamento.
Siamo quindi impegnati ad assistere i nostri clienti per (ri)trovare un equilibrio finanziario congeniale a questa fase congiunturale, mitigare gli effetti della stretta creditizia, trovare la finanza per gli investimenti (espansione della capacità produttiva, innovazione, acquisizioni), rinegoziare con il ceto bancario la struttura dei fidi.
In questo contesto, Anthilia SGR incrementa di € 120 M le masse disponibili per finanziare le PMI, attraverso i propri fondi BIT di Private Debt. Tra fine 2021 e inizio 2022, due investitori istituzionali importanti – il Fondo Europeo Investimenti e l’ENPAM (la cassa previdenziale di Medici e Odontoiatri) – hanno investito € 110 M nei Fondi BIT; a questi si aggiunge la Banca Popolare Pugliese con ulteriori € 10,0 M. La liquidità a sostegno delle operazioni di crescita delle imprese supera ora € 200 M.
Francesco Robiglio
Responsabile Advisory & Corporate Finance
Anthilia Holding Srl


































