IL COVID HA COLPITO ANCHE GLI EDITORI

I dati smentiscono l’idea che la pandemia da Covid abbia premiato le case editrici, le librerie e le vendite di libri. Non è andata affatto così. Anzi!
Il 2020 è stato un anno nero per l’editoria italiana. L’emergenza sanitaria e il lockdown hanno avuto conseguenze disastrose anche sull’attività editoriale con i micro editori che rischiano di esser spazzati via.
Nove editori su dieci stimano per il 2020 una perdita consistente del proprio fatturato rispetto all’anno precedente: uno su tre dal 25 al 50% in meno (32,0%), circa uno su quattro ha stimato una flessione compresa tra il 50 e il 75% (24,9%). Solo il 7,4% ha previsto di non subire perdite. E’ quanto emerge del rapporto Istat su ‘Produzione e lettura di libri in Italia’ relativo all’anno 2019.

Ma gli scenari più negativi in termini di fatturato sono stati prospettati dagli operatori della piccola e micro-editoria: un micro editore su cinque ha previsto una perdita di oltre il 75%, circa un piccolo editore su quattro ha stimato tra il 50 e il 75% in meno. Il 40% dei medi invece ha previsto una riduzione di circa un quarto del proprio fatturato (fino al 25% in meno) mentre l’8,6% dei grandi ha previsto di non avere alcuna variazione significativa.

Nel 2019 sono stati pubblicati in media 237 libri al giorno, quasi 1,3 libri ogni mille abitanti; di questi, due terzi sono novità (58,4%) e nuove edizioni (8,5%). Il 40,0% della popolazione di 6 anni e più legge almeno un libro all’anno. Il 77,2% dei lettori legge solo libri cartacei, il 7,9% solo e-book o libri on line.

In particolare nella produzione di libri in Italia sono 1.706 le imprese e le istituzioni che svolgono come principale attività la pubblicazione di libri. Il 53% (considerando il volume complessivo della produzione editoriale in termini di quantità di copie stampate nell’anno di riferimento) di queste sono definibili ‘micro-editori’ (hanno stampato non piu’ di 5.000 copie), il 38,1% piccoli editori (tiratura massima di 100.000 copie), il 6,8% medi editori (tiratura non superiore a un milione di copie), il 2,1% grandi editori (hanno pubblicato titoli per una tiratura superiore a un milione di copie).

I ‘grandi’ e ‘medi’ editori insieme realizzano oltre la metà (il 59,1%) della produzione in termini di titoli e il 91,3% della tiratura. Accanto agli operatori di maggiori dimensioni, l’ampia e variegata platea di piccoli e micro-editori, in buona parte imprese e istituzioni che svolgono edizione di libri come attivita’ principale, contribuisce per il 40,9% all’offerta dei titoli pubblicati e per quasi un decimo del mercato (8,7%) in termini di tiratura.

In media, se i micro e i piccoli editori hanno pubblicato rispettivamente 8 e 43 titoli all’anno, i medi editori hanno prodotto 208 opere librarie e le grandi case editrici ben 771. In base al valore economico della produzione libraria sul mercato, la differenza dimensionale tra le diverse tipologie di editori appare ancora più accentuata: i grandi editori contribuiscono per il 63,3% al valore totale della produzione libraria, i medi per il 30,1%, i piccoli e i micro per il rimanente 6,6%.

Durante la prima Fase dell’emergenza indotta dalla pandemia di Covid-19 – si legge ancora nel rapporto Istat –  la lettura ha accompagnato le giornate di più di 6 persone su 10 (62,6%), rappresentando la terza attività del tempo libero maggiormente svolta dopo la Tv-Radio (93,6%) e i contatti telefonici/videochiamate con parenti ed amici (74,9%).

La lettura di libri ha interessato il 26,9% della popolazione di 18 anni e più, con una quota maggiore di donne rispetto agli uomini (30,8% contro 22,7%). Sono soprattutto i giovani fino a 34 anni (32%) a dichiarare di aver letto almeno un libro in un giorno della Fase 1, quote minori di lettori nelle fasce di eta’ successive.

La gran parte della popolazione ha letto esclusivamente libri cartacei (19,9%), mentre il 5,3% solo libri su supporto digitale. Soltanto l’1,7% ha letto sia libri cartacei che e-book/ libri on line. La lettura di libri su supporto digitale è stata scelta, in un giorno medio della Fase 1, più dai giovani adulti fino a 44 anni (circa 1 su 10 in questa fascia d’età), mentre è risultata pari alla metà nelle fasce di età successive.

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