Confindustria Moda, la federazione che associa oltre 65 mila aziende italiane del tessile, moda e accessorio con oltre 585 mila addetti, ha presentato oggi un piano articolato in 5 iniziative per riprendere al più presto possibile le attività produttive, logistiche e distributive, nel rigoroso rispetto delle misure di sicurezza. Un piano progettato con l’obiettivo di ridurre al minimo possibile gli impatti della pandemia di Covid-19 sulla filiera del tessile moda e accessorio, un unicuum mondiale e il secondo settore manifatturiero italiano oltre che il maggior contributore al saldo positivo della bilancia commerciale italiana.
In sintesi, la proposta si articola in 5 soluzioni temporanee per salvaguardare la sicurezza dei lavoratori senza compromettere la sopravvivenza delle imprese.
Nello specifico, il primo punto si propone di salvaguardare i lavoratori più anziani e più fragili, ovvero effettuare una segmentazione dei lavoratori per fasce d’età, per autorizzare una celere ripresa progressiva dell’attività lavorativa tutelando i lavoratori più anziani e più a rischio, con altre patologie importanti pregresse.
La seconda proposta mira a considerare la situazione epidemiologica su base territoriale. Riaprire le attività economiche con un criterio geografico, privilegiando le attività basate nelle regioni e nelle provincie meno coinvolte dall’epidemia. Tra l’altro, tale scelta consentirebbe a tanti territori del sud del Paese, già molto più fragili dal punto di vista del tessuto economico, di non subire conseguenze tali da pregiudicare ogni possibilità di riscatto economico per lunghissimo tempo.
Aprire con priorità e urgenza le attività aziendali necessarie e funzionali alla effettiva ripresa produttiva è la terza proposta. Confindustria moda propone quindi di cominciare ad autorizzare in via prioritaria ed urgente le attività non produttive che nei processi aziendali sono funzionali e necessarie alla effettiva ripresa della produzione.
Il quarto punto del programma invece suggerisce die evitare una nuova chiusura totale delle attività nel mese di agosto 2020. La federazione propone di concertare con le parti sociali un patto per le ferie estive attraverso gli strumenti della contrattazione collettiva nazionale o aziendale.
La quinta e ultima proposta vuole consentire maggiore flessibilità al distacco di personale da un’azienda (magari in cui perdura la crisi produttiva) all’altra, in cui la ripresa dell’attività potrebbe richiedere un temporaneo maggior impiego di personale rispetto all’ordinario. Questo perché è possibile che la ripresa delle attività produttive possa presentarsi con forti disomogeneità, a fronte di situazioni di grande tensione produttiva (magari anche solo dovuta alla ricostituzione delle scorte), vi potranno essere contemporaneamente e nel medesimo comparto produttivo altre situazioni di perdurante inattività o crisi aziendali.


































