Allarme occupazione in Emilia Romagna. A lanciarlo è la CGIL regionale che punta l’accento sullo stato dell’industria manifatturiera che nel 2025 ha perso 40mila posti di lavoro, dato che si sta accentuando nel 2026.
I dati sono mersi durante la presentazione del rapporto Ires sull’economia e il lavoro in regione, presentato a Bologna. “Negli ultimi 10 anni, nel peso occupazionale della regione, la manifattura ha perso quattro punti percentuali” e dall’altra parte, spiega Bussandri, “i dati mostrano che, siccome non è ben chiaro un percorso di stabilizzazione nel terziario che sta crescendo, il rischio è un progressivo impoverimento dei lavoratori nella nostra regione“.
Guardando i dati dell’osservatorio Ires “apparentemente ci sarebbe da rallegrarsi, perché c’è una chiusura del 2025 e una conferma nel primo scorcio del 2026 di più occupati, e soprattutto più occupate, meno disoccupati e disoccupate, meno inattivi, più contratti stabili e meno part-time soprattutto femminili”.
Ma, prosegue, “se scaviamo cominciano le preoccupazioni: la crescita occupazionale è tutta nel lavoro autonomo, prevalentemente femminile”, dove c’è anche “tanto lavoro indipendente sguarnito di protezioni sociali. Mentre l’occupazione cresce poco o nulla nel lavoro indipendente”. In particolare, “nel 2025 il valore aggiunto dell’industria cala dello 0,4%: si tratta del secondo anno di contrazione consecutiva, dopo due anni di stagnazione. La manifattura regionale è in questa condizione da quattro anni”, con “preoccupazione notevole” sul fronte automotive, conclude Daniela Freddi, ricercatrice Ires che ha curato il rapporto.
“Significa che siamo di fronte a un cambio di pelle della nostra economia e del nostro mondo del lavoro in Emilia-Romagna che si sta avviando a una progressiva terziarizzazione“, prosegue Bussandri, che parla di un rischio di “desertificazione manifatturiera industriale irreversibile”.


































