La Regione Emilia-Romagna da il via agli tati generali della pesca e dell’acquacoltura promossi nell’ambito del Programma nazionale Feampa 2021-2027. Tre tappe a Goro, Cesenatico e Rimini per costruire insieme a imprese, marinerie, istituzioni e ricerca una strategia per il settore.
l’intento è quello di costruire una strategia per il futuro della pesca e dell’acquacolturadell’Emilia-Romagna, partendo dai numeri e dall’ascolto di chi ogni giorno lavora in mare, negli allevamenti, nei mercati e lungo l’intera filiera. Per sostenere le imprese e il lavoro, accompagnare l’innovazione e il ricambio generazionale e affrontare trasformazioni ambientali ed economiche sempre più rapide. Con un dialogo che dall’Emilia-Romagna arrivi fino a Roma e Bruxelles, mentre si apre il confronto sulla futura programmazione europea dopo il 2027.
Sono questi gli obiettivi della prima edizione degli Stati generali della pesca e dell’acquacoltura dell’Emilia-Romagna, promossi da viale Aldo Moro nell’ambito del Programma nazionale Feampa 2021-2027 e presentati oggi a Bologna dal presidente della Regione, Michele de Pascale, e dall’assessore regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca, Alessio Mammi, insieme al professor Giulio Malorgio dell’Università di Bologna e al direttore di Art-ER, Roberto Righetti. Un percorso di conoscenza, ascolto e confronto che coinvolgerà imprese e cooperative, associazioni di rappresentanza, consorzi, marinerie, operatori della trasformazione e della commercializzazione, mercati ittici, enti locali, università e centri di ricerca, insieme alle istituzioni nazionali ed europee.
I numeri restituiscono un settore con un peso nazionale rilevante e interessato negli ultimi anni da una profonda trasformazione. Nel 2025 la filiera contava 2.597 imprese, 2.837 unità locali e 4.415 addetti. Il settore primario rappresentava oltre l’80% delle imprese, mentre l’acquacoltura marina da sola concentrava il 64,3% delle aziende e oltre il 40% dell’occupazione della filiera.
Un peso che emerge anche dai dati economici delle società di capitali e delle cooperative della filiera, che nel 2024 hanno generato complessivamente oltre un miliardo di euro di ricavi e più di 87 milioni di valore aggiunto. Particolarmente rilevante il ruolo dell’acquacoltura marina, dove l’Emilia-Romagna concentra il 25,6% dei ricavi nazionali.
L’evoluzione dell’ultimo decennio mostra una progressiva ricomposizione delle attività: tra il 2014 e il 2024 le unità locali della pesca marina si sono ridotte del 39,9% e gli addetti del 26,2%, mentre nell’acquacoltura marina sono cresciutirispettivamente del 38,5% e del 47,6%.
La flotta emiliano-romagnola, pur rappresentando nel 2024 il 5,1% dei battelli italiani, ha prodotto il 12,4% delle quantità pescate a livello nazionale, collocando l’Emilia-Romagna al terzo posto tra le regioni italiane. Nello stesso anno le catture hanno raggiunto 15.592 tonnellate, per un valore di 46,7 milioni di euro. Un dato che conferma il peso della pesca regionale in termini di volumi, con caratteristiche legate anche alla composizione del pescato: nel 2024 il valore medio era di circa 3 euro al chilogrammo, rispetto ai 5,5 euro della media nazionale, anche per la significativa incidenza del pesce azzurro nelle catture.
Più articolata la situazione della piccola pesca, che tra il 2015 e il 2025 ha registrato un ridimensionamento delle catture e dei ricavi, con effetti anche sui ricavi per giornata di pesca e per imbarcazione.


































