Guerra Russia-Ucraina: immediate ripercussioni economiche

Le conseguenze immediate dell’invasione russa dell’Ucraina per l’Occidente, e, in particolare, l’Europa, sono di natura economica. 

Intanto si è impennato il prezzo del gas sul mercato di Amsterdam, benchmark del metano per l’Europa continentale. Dopo l’attacco russo all’Ucraina, i future sono saliti fino a un massimo del 41%, a 125 euro al megawattora, in quello che si preannuncia il quarto giorno consecutivo di rialzi.

Per quanto riguarda il petrolio il Brent supera i 100 dollari al barile, per la prima volta dal 2014, mentre il Wti è a 95,54 dollari.

Le borse asiatiche virano in negativo: l’indice Hang Seng di Hong Kong segna un tonfo del 2,51%, a 23.065,5 punti.

Ampliano le perdite anche Shanghai (-0,88%) e Shenzhen (-1,35%).  I future sui listini di Wall Street in forte calo con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Gli indici perdono circa il 2%

L’oro sale ai massimi da oltre un anno. Le quotazioni del metallo prezioso avanzano dell’1% a 1.928,80 dollari l’oncia.

Ma a risentirne sarà anche il carrello della spesa. Pasta, pane e pizza rischiano di diventare piùcari. Questo perchè potrebbero aumentare vorticosamente i prezzi dei cereali – grano, mais e soia – ma anche degli oli da cucina che già ora sono lievitati. Insomma, una vera e propria stangata per i consumatori che, per gli italiani adepti per definizione alla dieta mediterranea, si tradurrebbe perfino in un incubo.

Gli analisti temono infatti che la situazione di tensione sul fronte ucraino imprima un duro colpo alle esportazioni, in primis il grano, e quindi sui prezzi. Questo perché secondo le stime del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), la Russia è il più grande esportatore di grano al mondo, seguita al quarto posto dall’Ucraina: i due paesi sono responsabili del 29% del commercio globale di grano, quasi il 20% delle esportazioni di mais e l’80% delle esportazioni di olio di girasole.

Stesso discorso per la pasta e per la farina, e non solo. Il discorso vale infatti per il mais, di cui l’Ucraina è un grande esportatore, anzi è al quarto posto tra gli esportatori e rappresenta circa il 22% del commercio.

Peraltro l’aumento dei prezzi del mais influisce sui prezzi della soia perché entrambi riguardano lo stesso terreno coltivato. E, tensioni geopolitiche a parte, le forniture di soia si stanno riducendo rapidamente a causa della siccità in Sud America. Questo determinerebbe un aumento dei prezzi, che a loro volta influenzerebbero molti alimenti confezionati, che contengono oli di mais e soia.

Gli ultimi sviluppi sul fronte ucraino si sono già fatti sentire: i prezzi del mais con consegna a marzo è aumentato negli ultimi giorni di quasi il 3% e il grano di quasi il 6%. 

Quanto al grano, i dati di Italmopa, Associazione Industriali Mugnai d’Italia, danno il quadro chiaro della situazione: bisogna innanzitutto distinguere tra grano tenero e grano duro. Il primo è destinato per lo più al settore della panificazione, il secondo a quello della pasta: una nicchia di mercato pari al 5% dell’intero flusso commerciale legato al grano, concentrato per lo più in Italia e bacino mediterraneo. Il restante 95% lo fa il grano tenero.

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