Contrordine: l’economia non va bene, la produzione industriale è in forte frenata

Nonostante i proclami del governo le cose non vanno affatto bene per l’economia reale. Anche se il Pil ufficialmente è in ripresa (e sarebbe grave se non lo fosse dopo due anni di pandemia che ha bloccato la maggior parte della attività) ci sono anche altri aspetti da considerare. Per esempio lo stato di salute delle industrie che non è così buon come si vorrebbe far credere.

“La produzione industriale italiana è stimata in forte caduta a gennaio -1,3%, dopo -0,7% a dicembre”.
Lo calcola il centro studi di Confindustria indicando che “la contrazione è dovuta al caro-energia (elettricità +450% a gennaio 2022 su gennaio 2021) e al rincaro delle altre commodity che comprimono i margini delle imprese e, in diversi casi, stanno rendendo non più conveniente produrre. A questo si sommano le persistenti strozzature lungo le catene globali del valore. Tale dinamica – avvertono gli economisti di via dell’Astronomia – mette a serio rischio il percorso di risalita del Pil, avviato lo scorso anno”. 

L’affievolirsi della fiducia delle imprese manifatturiere, in particolare il calo delle attese produttive, riflette principalmente l’acuirsi degli ostacoli alla produzione che, nel IV trimestre, hanno penalizzato enormemente l’attività economica. L’insufficienza di materiali e la scarsità di manodopera hanno toccato i valori massimi degli ultimi dieci anni. Significativi anche gli aumenti senza precedenti dei costi di esportazione e dei tempi di consegna. Il perdurante incremento dei prezzi delle commodity ha contribuito ad erodere i margini delle imprese, penalizzando l’attività industriale. 

Secondo gli ultimi dati Pmi del settore manifatturiero, l’indicatore, pur confermando un quadro espansivo per il diciannovesimo mese consecutivo, registra un rallentamento a gennaio, dato peggiore in 12 mesi, a causa della persistenza di interruzioni sulle catene di approvvigionamento. La dinamica della produzione industriale riflette le tensioni parzialmente emerse anche per i nostri partner (produzione tedesca scesa a novembre di -0,1%, quella francese -0,2% a dicembre). L’Eurozone Recovery Tracker segnala, per la componente produttiva, una diminuzione pari a 2,8% nelle prime due settimane di gennaio rispetto alle due precedenti, cui si aggiunge l’accresciuta incertezza di politica economica. 

Peraltro proprio il continuo aumento dei costi energetici continua a colpire imprese e famiglie con esiti al momento difficilmente ipotizzabili.

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