Confindustria Vicenza lamenta il caro tributi sugli immobili industriali

“Il tema della fiscalità locale è una delle leve di competitività grazie alle quali i nostri territori possono continuare ad essere attrattivi a livello di mercato, di investimenti e quindi anche di persone e talenti. L’esistenza di forti disparità tra i territori, ad esempio per quel che riguarda l’imposizione della Tari, deve portare le amministrazioni locali a riflettere, magari in modo sistematico a livello provinciale e con un confronto aperto con le categorie, per bilanciare le esigenze di bilancio con l’attrattività del territorio e della competitività delle sue imprese”.

La presidente di Confindustria Vicenza Laura Dalla Vecchia commenta così i dati consolidati del rapporto “La fiscalità locale sugli immobili industriali della provincia di Vicenza” realizzato dall’Area Fiscale di Piazza Castello, che verrà presentato nella sua completezza il prossimo gennaio, ma che vengono, in parte, anticipati ad oggi, a pochi giorni dalla scadenza per il versamento del saldo IMU 2021.

Il rapporto evidenzia come, benché l’incremento medio della somma di IMU e Tari sui capannoni nel biennio 2020-2021 sia modesta, +0,46% per i capannoni; considerando il più ampio periodo 2009-2021, l’incremento supera il 90%, dovuto in particolare all’introduzione dell’IMU a partire dal 2012, tassa, peraltro, che è in grandissima parte devoluta allo Stato, mentre ben poco rimane nella casse comunali, al contrario della Tari, la tassa sui rifiuti, interamente di pertinenza comunale.

Su quest’ultimo tributo, però, tra i 114 Comuni berici vi è una abnorme disparità: dove l’imposizione è più forte, i capannoni pagano la Tari 14 volte di più rispetto a quelli meno cari. Differenze che rischiano di costituire uno scollamento, nella competitività, anche tra imprese in territori limitrofi.

“È per questi motivi – aggiunge la presidente – che sollecitiamo un più forte coordinamento territoriale. Soprattutto in vista del 2022, anno in cui è prevista la detassazione di alcune superfici produttive dei capannoni industriali, in particolare dei magazzini collegati a queste attività. Ci preoccupa molto, infatti, l’orientamento che l’ANCI ha assunto recentemente e che ritiene, in contrasto palese con la posizione del Ministero della Transizione Ecologica, che i magazzini possano essere assoggettati alla Tari. A questo riguardo quindi auspichiamo che gli amministratori locali vicentini seguano le indicazioni del Ministero, anche per evitare il possibile insorgere di lunghi e costosi contenziosi”.

Per quanto riguarda la pressione fiscale individuata dall’insieme dei tributi presi in esame dal rapporto, il Comune meno caro per la pressione fiscale sui capannoni è Roana con circa 14.700 euro di imposte locali, a seguire Gallio, Chiuppano e Posina.

Il Comune più caro è Arzignano, con poco meno di 28.000 euro tra IMU e Tari, seguito da Crespadoro, Lonigo e Montecchio Maggiore.

Con riferimento ai Comuni di maggiori dimensioni, Lonigo, Vicenza e Schio sono nella parte medio-alta dell’elenco dei comuni (rispettivamente, 4^, 9^ e 26^ posizione su 114), mentre Valdagno e Bassano del Grappa occupano posizioni mediane (49^ e 61^ posizione su 114).

Se il confronto si focalizza solo sulla Tari, senza considerare per omogeneità le riduzioni disposte in via eccezionale da alcuni enti in relazione all’emergenza Covid 19, i Comuni in cui la tassazione è più elevata sono Crespadoro (7.600 euro) e Arzignano (7.100 euro) e quelli in cui la tassazione è inferiore sono Tonezza del Cimone e Rotzo con 547 e 865 euro.

In 4 Comuni si sono registrati incrementi relativi di oltre il 3 % rispetto al 2020, mentre le riduzioni oltre il 3 % sono state previste da 9 comuni.

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