Caro bollette e tasse mandano in fumo la tredicesima

Meno regali e più bollette e tasse. A Natale la faranno da padrone non i doni da scambiarsi sotto l’albero o i pranzi, ma, soprattutto, l’esigenza di pagarfe le bollette delle utenze e le imposte.

E’ quanto emerge da un’analisi dell’ufficio studi di Confcommercio dedicata alle tredicesime e ai consumi di dicembre. Ora, mette in chiaro il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, per «rilanciare la fiducia» sui consumi si deve lavorare «al taglio delle tasse». 

Al netto di questo, gli esperti di Confcommercio che puntano il Pil a +6,2% nel 2021, e a +4% nel 2022 per via dell’aumento dei prezzi – fanno presente che sono aumentate le tredicesime complessive destinate ai consumi: 32,6 miliardi nel 2021 (erano 29,7 miliardi nel 2020). E, a questo si aggiunge, sono in leggera crescita anche i consumi di dicembre. L’ultimo mese dell’anno si conferma quello più importante dell’anno per i consumi: quest’anno la stima è di circa 110 miliardi di euro di spesa complessiva, 10 in meno rispetto al 2019. Ma «il clima di fiducia delle famiglie in calo, la forte ripresa dell’inflazione e i rincari delle bollette rischiano di ridurre la quota di tredicesima tradizionalmente destinata alla spesa per i regali di Natale».

Secondo il Codacons – in uno studio per verificare gli ultimi rialzi dei prezzi al dettaglio – le feste costeranno 1,6 miliardi di euro in più per gli italiani. I rincari a cascata su alimentari, viaggi, regali e ristorazione potrebbero ripercuotersi sulle spese delle famiglie legate alle prossime festività: «Il Natale 2021 rischia di essere il più salato degli ultimi anni sul fronte di prezzi e tariffe». Per esempio in base alle stime «solo per il tradizionale cenone e pranzo di Natale le famiglie si ritroveranno a spendere quest’anno circa 100 milioni in più rispetto al 2019, a causa della crisi delle materie prime (farine, oli, burro) e dei maggiori costi di trasporto». Tra i regali più scambiati rileva l’Unione nazionale consumatori- i giocattoli sono al primo posto, come da tradizione; al secondo posto i prodotti per la cura della persona come i profumi, e al terzo gli elettrodomestici. «La crescita dei consumi a Natale rischia di essere frenata dai timori per la pandemia, dall’inflazione e dai costi dei consumi obbligati osserva Sangalli – per rilanciare la fiducia occorre accelerare il previsto taglio delle tasse, a cominciare da Irpef e oneri contributivi a carico delle imprese».

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