Banche: più prestiti a imprese e famiglie, meno sofferenze

Più prestiti bancari a imprese e famiglie e calo dei tassi di interesse e delle sofferenze. Questa la situazione del credito in Italia come emerge dal rapporto mensile dell’Associazione bancaria Italiana (Abi).

Secondo lo studio, a settembre i prestiti a imprese e famiglie sono aumentati del 2,2% rispetto a un anno fa. Il dato disaggregato più recente riguarda agosto, e mostra che i prestiti alle imprese hanno segnato un più 1,2%, mentre quelli alle famiglie il più 3,7% annuo.

L’Abi, poi, riporta che a settembre 2021 i tassi di interesse sui prestiti bancari sono rimasti ai minimi storici: il tasso medio sul totale dei prestiti è rimasto invariato al 2,19%; il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è marginalmente salito all’1,19% (1,07% il mese precedente); il tasso medio sui nuovi mutui si è invece limato all’1,39% (1,46% ad agosto 2021).

Il dato forse più significativo riguarda le sofferenze nette delle banche italiane, cioè depurate da svalutazioni e accantonamenti già effettuati dagli istituti con risorse proprie. Ad agosto 2021 questa voce, la cui esplosione tanto allarmismo aveva creato durante la crisi dei debiti nell’area euro, è calata a 16,6 miliardi di euro, da 17,8 miliardi di luglio 2021 e 24,5 miliardi di agosto 2020 (-32,1%). Prima della crisi Covid, le sofferenze nette delle banche italiane erano già in calo ma si attestavano ancora a 32,3 miliardi. Nonostante la pandemia, quindi, si sono praticamente dimezzate con un meno 48,6%. E rispetto al massimo storico, raggiunto a novembre 2015 con 88,8 miliardi di euro, la riduzione cumultata è stata dell’81,3%.

“Siamo tornati ai valori di marzo 2009 – ha messo in rilievo Gianfranco Torriero, vicedirettore generale dell’assovciazione e questo sia come ammontare complessivo” (a marzo 2009 questa voce era pari a 16,6 miliardi) “sia come rapporto delle sofferenze nette sugli impieghi totali”. Quest’ultimo valore, infatti, è sceso ulteriormente allo 0,97% ad agosto (era all’1,03% a luglio, all’1,40% ad agosto 2020, all’1,86% ad agosto 2019 e al 4,89% a novembre 2015). Anche in questo caso livelli così bassi non si registravano dal 2009.

“Un dato sicuramente significativo”, ha detto ancora Torriero secondo cui è “difficile fare previsioni su quanto durerà ancora questa dinamica” di calo. Ma “il fatto che siamo tornati a livelli precisi 2009 è un segnale importante, perché fa vedere come il portafoglio prestiti delle banche in Italia sia di qualità e che eventuali incrementi della rischiosità saranno ben gestiti”.

“Le banche italiane hanno dimostrato la capacità di aver saputo gestire anche in questo periodo il portafoglio crediti, anche con azioni di cessione attiva”. Al momento per quanto riguarda il mercato italiano “gli indicatori son tutti in riduzione” sui crediti deteriorati (o Npl-Non performing loans), “poi è ovvio che ci sono differenziazioni tra Paesi in Europa”. Nella Penisola, grazie anche “a tutte le misure messe in campo” dalle autorità “gli andamenti sono più positivi rispetto a quello che veniva paventato” a inizio crisi (e anche più di recente).

“La lezione che ci viene da questa crisi – ha concluso il vicedirettore generale dell’Abi – è che se le politiche economiche creano le condizioni per traghettare verso situazioni di maggiore tranquillità sono sicuramente utili. Diciamo che c’è bisogno di proseguire con misure che permettano di uscire dalla crisi, vediamo che c’è differenziazione e che bisogna accompagnare il più ampio numero di imprese”.

(Brunello Cavalli)

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