AUTOCERTIFICAZIONE COVID: DICHIARARE IL FALSO NON E’ REATO

Aumentano le assoluzioni di quanti hanno reso dichiarazioni non veritiere nelle autocertiicazioni per Covid. Da ultimo il Gup di Milano che, accogliendo la richiesta della Procura di Milano di assoluzione “perché il fatto non sussiste” ha assolto un giovane a processo con l’accusa di falso per aver mentito nel dichiarare nell’autocertificazione che stava tornando a casa dal lavoro, durante un controllo a Milano nel marzo dello scorso anno in pieno lockdown.
Questo perché “un simile obbligo di riferire la verità non è previsto da alcuna norma di legge” e, anche se ci fosse, sarebbe “in palese contrasto con il diritto di difesa del singolo”, previsto dalla Costituzione.

Il Gup di Milano conferma altre sentenze come quella del Gup di Reggio Emilia secondo cui un Dpcm, atto regolamentare di rango secondario nella gerarchia delle fonti di natura giuridica, non può intervenire a disporre un obbligo di permanenza in casa, mentre neppure una legge o un decreto legge potrebbe prevedere in via generale e astratta, nel nostro ordinamento, l’obbligo della permanenza domiciliare disposto nei confronti di una pluralità indeterminata di cittadini, “posto che l’articolo 13 della Costituzione postula una doppia riserva, di legge e di giurisdizione, implicando necessariamente un provvedimento individuale, diretto dunque nei confronti di uno specifico soggetto”.

In sostanza non ha rilevanza penale la compilazione di una falsa autocertificazione. E di conseguenza deve essere prosciolto perchè il fatto non costituisce reato chi, in violazione alle prescrizioni del Dpcm dell’8 marzo 2020 si è fatto sorprendere in strada con un modello di autocertificazione che riporta ragioni prive di fondamento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *