LA BCE TEME LA CADUTA DELL’ECONOMIA E INVOCA AIUTI E DEFICIT

Il primo bollettino economico della Bce del 2021 lancia l’allarme crescita economica per l’Eurozona. Il rimore, infatti, è quello di una caduta drastica e improvvisa dell’attività economica, con la perdita permanente di tessuto produttivo contro cui occorre “prorogare le misure temporanee” di sostegno attraverso la spesa pubblica che, con i fondi del recovery e con i bilanci nazionali, stanno affiancando lo stimolo monetario record di Francoforte. Per il quarto trimestre 2020, del resto, la Bce pronostica apertamente che la seconda ondata del virus, e l’intensificarsi delle misure di contenimento a partire da metà ottobre, determineranno “un nuovo calo significativo dell’attività nel quarto trimestre” anche se inferiore alla ‘botta’ record dei mesi primaverili. 

Nell’attesa che i fondi del recovery fund diventino davvero operativi – e ci vorrà tempo – l’esortazione vale per tutti, dalla Germania con i suoi ampi margini di bilancio, all’Italia con il suo debito esplosivo. Il deficit della Penisola, con Spagna e Francia, anche nel 2021 sarà al top della classifica dei paesi euro, sopra il 7,5%. Francoforte tiene a mente i timori della Commissione Ue per la sostenibilità a medio termine del debito di Paesi come l’Italia e su alcune misure che “non sembrano avere natura temporanea”. Non è chiaro se il riferimento sia anche ai sussidi di disoccupazione e ai livelli record di cassa integrazione, dove è la stessa Bce ad auspicare limiti temporali. Ma, quasi a interpretare i documenti di Bruxelles, l’Eurotower spiega che “la valutazione della Commissione deve essere considerata alla luce dell’impatto significativo e divergente che la gravità dello shock causato dal Covid-19 e le misure di sostegno di bilancio stanno avendo sulle finanze pubbliche, ma anche alla luce dell’elevata incertezza prevalente”. 

Quindi la Banca Cen trale insisyte nel chiedere  un doppio stimolo, di bilancio e monetario, che ha evitato una recessione ancora peggiore e che ha visto la Bce, a dicembre, rilanciare a 1.850 miliardi di euro gli acquisti del Pepp che tengono artificialmente basso il costo del debito italiano e di altri Paesi, a estenderne la durata, a potenziare lo stimolo al credito all’economia tramite i maxi-prestito Tltro. Prima occorre difendere l’economia dal rischio che scompaia una quota importante di imprese, poi si penserà al debito. Francoforte, anzi, rincara la dose, ribadisce di essere pronta a mettere nuovamente mano al suo arsenale, di fronte a un’inflazione debolissima, ben sotto l’1%, anche al netto del taglio dell’Iva tedesca. 

Ci sono anche le banche nell’equazione da tenere presente e che vede alto rischio di fallimenti aziendali a catena. E uno degli imperativi della Bce è evitare che le banche, che fra moratorie e garanzie pubbliche hanno dato una mano nella pandemia anziché rappresentare uno dei principali problemi come dieci anni fa, tornino nell’occhio del ciclone. Il presidente del Consiglio di Vigilanza bancaria, Andrea Enria, stima in qualcosa come 1.400 miliardi di euro gli Npl che potenzialmente la pandemia potrebbe lasciarsi dietro. Da tempo spinge per una rete di bad bank che si facciano carico del problema. Il tema dei crediti deteriorati, così come il nuovo quadro regolamentare sulla classificazione dei prestiti in default, sulla tempistica di riduzione degli Npl, e l’urgenza di completare l’unione bancaria, erano oggi sul tavolo durante una videoconferenza che oggi Enria ha tenuto con Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, e con la presidente del Single Resolution Board, l’ente di gestione delle liquidazioni bancarie: segnale che anche fra le banche potrebbero esserci vittime

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