VISCO: L’EFFETTO COVID SOPRATTUTTO SU DONNE E GIOVANI

L’impatto della crisi del coronavirus sull’occupazione “è stato particolarmente forte per i giovani e, nel corso dell’anno, per le donne”. Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sottolineando che “la pandemia ha anche accentuato la ‘dualità’ del nostro mercato del lavoro, con una riduzione molto marcata per gli occupati con contratti di lavoro a tempo determinato”.

“Ad attenuare le ripercussioni sull’occupazione – ha spiegato il governatore – hanno contribuito il sostegno fornito alla liquidità delle imprese (contributi a fondo perduto e garanzie statali per l’accesso al credito), l’estensione senza costi della cassa integrazione a tutti i settori e a tutte le classi dimensionali di impresa e il blocco dei licenziamenti. Si stima che questi interventi abbiano impedito l’attuazione di circa 600mila licenziamenti, un terzo dei quali grazie alle prime due misure”.

“In prospettiva – ha aggiunto Visco in una lectio magistralis per l’inaugurazione dell’anno accademico del Gran Sasso Science Institute – se andrà esercitata cautela per evitare che l’interruzione simultanea di questi provvedimenti determini una brusca caduta dell’occupazione, una revisione del sistema degli ammortizzatori sociali potrà mirare ad accrescerne la copertura e la semplicità di accesso senza ostacolare la riallocazione dei lavoratori tra settori e imprese”.

Il Pil italiano tornerà ai livelli pre-pandemia non prima del secondo semestre del 2023, ha detto Visco, secondo cui “le proiezioni per i prossimi anni, seppur circondate da un’incertezza senza precedenti, suggeriscono che nel nostro paese il Pil non recupererà il livello registrato alla vigilia dello scoppio della pandemia prima della seconda metà del 2023”.

“Ancora più tempo – ha sottolineato il governatore – sarà necessario per riuscire a tornare ai valori del 2007, precedenti la doppia recessione causata dalla crisi finanziaria globale e da quella dei debiti sovrani dell’area euro. Si tratterà quindi di un sostanziale ristagno dell’attività economica nel complesso di circa un ventennio, peraltro dopo un lungo periodo di crescita in media già debole”.

Per comprendere le ragioni “di questo deludente andamento dell’economia italiana, è necessario riflettere sulle determinanti della produttività delle imprese e sulle conseguenze dei grandi cambiamenti avvenuti a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, in particolare l’accelerazione del progresso tecnologico, con lo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni, e il processo di integrazione internazionale dei mercati”.


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