IL SETTORE EVENTI SI ORGANIZZA: NASCE FEU

Vale oltre il 2% del Pil nazionale e conta più di 500mila addetti. E’ il comparto degli eventi messo letteralmente in ginocchio dalla pandemia. Un settore con un indotto di 65 miliardi di euro per il Paese e che, nel 2020, ha subito la perdita del 70 per cento del proprio fatturato annuo. Ossia 45,5 miliardi di euro.
Un comparto che si sente tra i più abbandonati e che non ha ricevuto nessuno degli aiuti che il Governo ha invece riservato ad altre categorie di lavoratori.

Così per dar voce a questo comparto è nata oggi la FEU – Filiera Eventi Unita. Una nuova organizzazione che intende rappresdentare liberi professionisti, piccole e medie imprese, tra event manager, wedding planner, fioristi, service audio e luci, catering, location, truccatori e parrucchieri, atelier di moda, allestitori, artisti, fotografi e video maker. Un comparto che offre un indotto per 560mila operatori e che dà vita ogni anno a 400mila appuntamenti.

Nata in forma volontaria per dar voce al disagio di tutto un segmento produttivo che ha un grande impatto sull’economia nazionale, Feu è il risultato di un movimento nato da un messaggio WhatsApp dell’attuale Fondatore Adriano Ceccotti, nome emblema della professionalità settoriale nazionale e che in pochissimi giorni ha messo insieme 2900 iscritti ad un gruppo Facebook, 1800 aziende di settore attive, 23 referenti di categoria ed un Manifesto trasparente e rappresentativo di tutte le richieste delle aziende che gravitano intorno al re parto.

«Noi non vogliamo dare risposte – dice il Presidente – noi vogliamo essere riconosciuti e rispettati come è giusto sia. Perché esistiamo e portiamo nella nostra nazione più di 15 miliardi di euro annui». Feu è un’associazione che vuole provvedere al riconoscimento di equi sostegni per tutto periodo di emergenza da parte delle istituzioni per riprogrammare una giusta ripartenza con dei protocolli sanitari adeguati, apertura ai corridoi turistici e bonus.
Finalità dell’associazione è provvedere al riconoscimento di sostegni equi per l’intero periodo di emergenza, sostegni che dovranno interessare tutta la filiera. Un esempio? Aiuti a fondo perduto, sospensione di mutui e leasing, detassazione dei contributi, sospensione delle tasse locali e degli oneri delle bollette. Il senso è chiaro: avviare nuove strategie per riprogrammare la ripartenza, con protocolli sanitari del caso e adeguati. Insomma, proposte per venire incontro alle aziende e ai privati. Senza distinzioni di sorta.


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