QUELLI CHE TIFANO PER IL LOCKDOWN A NATALE

Il rischio di un secondo lockdown prima di Natale “c’è, ma se prendiamo provvedimenti credo che potremmo convivere con la presenza del virus. E’ necessario scovare più positivi possibile, soprattutto gli asintomatici; più li controlliamo e meno contagiano” e fare tesoro del “galateo che abbiamo usato nel primo lockdown per scongiurare il secondo”. Lo ha detto Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano secondo cui  “le terapie intensive sopra 50-60% dei posti letto è un dato che può essere considerato ‘il punto di non ritorno’ perché la situazione diventa difficile da gestire e il rischio è di passare da una crescita lineare a una esponenziale”.

Dello stesso parere il virologo dell’Università di Padova Andrea Crisanti: “Penso che un lockdown a Natale sia nell’ordine delle cose: in quel periodo un lockdown potrebbe resettare il sistema, abbassare la trasmissione del virus e aumentare l’efficenza del contact tracing e dei tamponi. Così come siamo, con questi numeri, il sistema è saturato”, ha detto su Rai News 24. 

“Più che misure sul comportamento occorre bloccare il virus sul territorio: tra 15 giorni, quando vedremo l’effetto di queste misure, non non vorrei trovarmi a discutere di 10-12mila casi al giorno”, ha proseguito Crisanti commentando l’ultimo Dpcm: “L’aumento avuto nelle passate settimane fa prevedere che questi numeri peggioreranno”.

Per l’esperto “i mezzi di trasporto affollati sicuramente favoriscono il contagio. Non abbiamo gli strumenti per controllare la capienza. Dobbiamo obbligare chi entra perlomeno a indossare mascherine chirurgiche e non fai da te o di stoffa. E’ una piccola cosa ma potrebbe avere più effetto che dire cambiare la capienza, cosa che poi nessuno controlla”.

Rincara la dose il consulente scientifico del ministero della Salute Walter Ricciardi (nella foto): “Qualche giorno fa ho stimato che se non si fossero prese misure come quelle che stiamo prendendo adesso si sarebbe potuto arrivare a novembre a 16 mila casi al giorno. In realtà il ritmo di crescita è talmente forte che potremmo arrivarci anche prima. Per cui è necessario rispettare le vecchie regole e introdurre queste nuove”. 


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