CORTE UE BOCCIA LEGGE GASPARRI E DICE SI’ A VIVENDI

La Corte di Giustizia europea ha accolto il ricorso di Vivendi sul Tusmar della legge Gasparri, la norma italiana che “impedisce a Vivendi di acquisire il 28% del capitale di Mediaset”, che “è contraria al diritto dell’Unione”. Lo ha reso noto la Corte Ue con la decisione emanata nelle scorse ore.

“La disposizione di legge italiana che impedisce a Vivendi di acquisire il 28% del capitale di Mediaset è contraria al diritto dell’Unione europea”, ha stabilito la sentenza della Corte di Giustizia Ue. “in quanto costituisce un impedimento vietato al diritto di stabilimento, in quanto non è idonea a conseguire l’obiettivo della protezione del pluralismo di informazione”.

La Corte rileva, peraltro, che la disposizione in questione definisce in “modo troppo restrittivo il perimetro del settore delle comunicazioni elettroniche, escludendo in particolare mercati che rivestono un’importanza crescente per la trasmissione di informazioni, come i servizi al dettaglio di telefonia mobile o altri servizi di comunicazione elettronica collegati ad Internet nonché i servizi di radiodiffusione satellitare. Ebbene, poiché essi sono divenuti la principale via di accesso ai media, non è giustificato escluderli da tale definizione”. Nella sentenza si legge inoltre che “equiparare la situazione di una ‘società controllata’ a quella di una ‘società collegata’, nell’ambito del calcolo dei ricavi realizzati da un’impresa nel settore delle comunicazioni elettroniche o nel SIC, non appare conciliabile con l’obiettivo perseguito dalla disposizione in questione”. In definitiva, dunque, secondo la Corte di Giustizia europea la disposizione italiana fissa soglie che, “non consentendo di determinare se e in quale misura un’impresa possa effettivamente influire sul contenuto dei media, non presentano un nesso con il rischio che corre il pluralismo dei media”.

La vicenda si trascina da anni. Nel 2016 Vivendi aveva lanciato una campagna ostile per acquisire le azioni Mediaset, arrivando al 28,8% del capitale (pari al 29,94% dei diritti di voto). Ma la legge italiana vieta a una società di realizzare oltre il 20% dei ricavi complessivi del Sistema integrato di comunicazioni, anche indirettamente. Una percentuale che si riduce al 10% se la società in questione detiene già una quota superiore al 40% dei ricavi complessivi del settore delle comunicazioni elettroniche. Circostanza che si applica a Vivendi, vista la sua partecipazione in Tim. Per questo motivo, nel 2017, l’Agcom aveva bocciato l’operazione, costringendo Vivendi a parcheggiare in una società indipendente il 19,19% delle azioni Mediaset.

Il contenzioso è finito così di fronte al Tar del Lazio, che ha chiamato in causa la Corte di Giustizia Ue. E ora è arrivato il verdetto. Che è sfavorevole a Mediaset.


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