BONOMI: UN PATTO PER L’ITALIA CONTRO L’ATTUALE CRISI

Stiamo vivendo giorni decisivi, o tra governo e parti sociali ci confrontiamo, ci ascoltiamo e lavoriamo tutti uniti a un Grande Patto per l’Italia, oppure entriamo in una crisi drammatica, dalla quale rischiamo di non uscire più“. Così Carlo Bonomi in un’intervista rilasciata oggi a La Stampa. Il Presidente di Confindustria lancia anche l’allarme occupazione: “Un milione di posti di lavoro bruciati resta un numero purtroppo molto credibile. E ora vedo che anche Banca d’Italia e Istat si stanno avvicinando alla nostra previsione. Il governo non ha una visione sul “dopo”, la riorganizzazione delle filiere del valore non c’è stata, il mercato è pietrificato. Il rischio di un’emorragia è serio”.
Quindi l’appello al governo le cui politiche, al momento, giudica deludenti: “L’Italia sta attraversando uno dei momenti più difficili dal dopoguerra. Noi chiediamo alla politica, a tutta la politica, di mettersi in fase con la drammaticità del momento, di ricollegarsi ai bisogni del Paese. Chiediamo di smetterla con il cinema degli ultimi mesi. Avremmo dovuto usare l’estate per fare i compiti a casa, cogliendo la grande occasione del Recovery Fund, e non l’abbiamo fatto. Il piano Colao è un lontano ricordo, gli Stati generali pure. Quindi ora che facciamo? Rimettiamo su un’altra task force? Ripartiamo con un altro giro di audizioni?

E dopo aver attaccato il Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, per le accuse lanciate alle imprese sull’utilizzo disinvolto della cassa integrazione, Bonomi si chiede cosa fare per uscire dall’attuale situazione.

Serve, sostiene, una sorta di Patto per l”Italia: “Stiamo vivendo giorni decisivi, o tra governo e parti sociali ci confrontiamo, ci ascoltiamo e lavoriamo tutti uniti a un Grande Patto per l’Italia, oppure entriamo in una crisi drammatica, dalla quale rischiamo di non uscire più. Per noi il Patto deve ruotare su tre punti essenziali. Primo punto: un piano di riforme strutturali, sfruttando i fondi Ue. Secondo punto: un piano di politica industriale di mercato, rinunciando a ogni disegno statalista che alla fine serve solo a ridistribuire potere e poltrone. Terzo punto: operazione fiducia sulle imprese. Siamo stufi di esecutivi che dicono ‘abbiamo fatto un decreto, ora le aziende non hanno più alibi’. Noi non vogliamo alibi, vogliamo rispetto e vogliamo governi che non coltivino ideologie ostili all’impresa”.


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