FINO ALL’ULTIMO EURO: I BENETTON VENDONO AUTOSTRADE AL MIGLIOR OFFERENTE

Altro che Cassa Depositi e Prestiti. Altro che accordo bonario. La famiglia Benetton per uscire da Autostrade chiede soldi e ne chiede tanti. Per questo ha rimesso in discussione l’intesa del 14 luglio con il governo che prevede la cessione a Cdp. 

Tango che il consiglio di amministrazione di Atlantia La holding che controlla Autostrade)  ha ricercato una e “soluzione alternativa”: il nostro 88% lo metteremo sul mercato attraverso una gara internazionale. Cdp  può certamente partecipare, ma le azioni andranno a chi offre di più.

Ci sono “concrete difficoltà nel proseguimento positivo delle trattative” con Cdp, si legge nella nota diffusa dopo il cda. Difficoltà “non solo per concordare la definizione di meccanismi volti alla determinazione di un valore di mercato di Autostrade per l’Italia, ma anche per effetto di richieste avanzate da parte di Cdp su ulteriori impegni al di fuori di quanto rappresentato nella lettera del 14 luglio 2020. La Cassa chiede la manleva, ovvero che ogni responsabilità per eventuali nuovi problemi sulla rete resti in capo ai vecchi soci.

L’accordo raggiunto con il governo il 14 luglio prevedeva che un 33% di Autostrade – sull‘88% in mano ad Atlantia – passasse subito a Cdp con un aumento di capitale riservato, ad un prezzo da concordare presumibilmente in base al margine di quest’anno. Dunque ridotto dal calo del traffico autostradale causa Covid. Circa 6 miliardi stando alle ultime stime: un valore vicino a quello per il quale Aspi è iscritta nel bilancio di Atlantia. 

Ma ora i Benetton ci hanno ripensato e  il cda propone due soluzioni alternative  Da un lato la vendita tramite gara internazionale gestito da advisor indipendenti dell’intera quota dell’88% detenuta in Autostrade, “al quale potrà partecipare Cdp congiuntamente ad altri investitori istituzionali di suo gradimento”. Dall’altro la scissione parziale e proporzionale di una quota fino all’88% di Autostrade per l’Italia mediante creazione di un veicolo beneficiario da quotare in borsa, creando quindi una public company contendibile. È già prevista, annuncia il gruppo, una riunione straordinaria del Consiglio di Amministrazione per il 3 settembre per esaminare e approvare il progetto di scissione “nell’irrinunciabile esigenza di tutela di tutti gli stakeholders“.


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