PMI PREOCCUPATE DAI DECRETI CHE INGESSANO IL MERCATO DEL LAVORO

Il doping riversato sul mercato del lavoro non può essere eterno, non si può pensare che funzioni tutto come per Alitalia”, la vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega alle relazioni industriali Laura Dalla Vecchia è molto netta sui rischi che si attendono, in campo economico e industriale, per l’autunno. “Ci troviamo in una nuova macrofase dell’economia nazionale e internazionale che va interpretata con pensieri nuovi e strumenti nuovi. Soprattutto non si può pensare, come purtroppo abbiamo visto fare più volte, che i posti di lavoro si mantengano e creino per decreto, tanto meno ora”.

Bisogna creare valore, avere un mercato interessato alla produzione di questo valore e allora sì, si crea ricchezza e, di conseguenza, occupazione – prosegue -. Non può essere che funzioni al contrario se non quando ci sono distorsioni di mercato che però reggeranno solo fino al prossimo momento di crisi. Ora ci troviamo in una condizione in cui la domanda ha subito uno shock che solo in parte può essere assorbito da risorse pubbliche tramite aiuti mirati e non distorsivi, i quali non possono che essere limitati e temporanei. Ne va del futuro del paese e dei nostri figli. Stiamo già indebitati fino al collo, ci stiamo indebitando fino al naso tra un bonus e una prebenda elettorale, quando invece ci sarebbe bisogno di piani di investimento dei quali non vi è traccia se non nelle conferenze stampa dei cortili dei palazzi romani. Si parla di miliardi a destra e a manca, ma se non creiamo un sistema economico che si regga in piedi, siamo destinati a fallire”.

In questo senso la preoccupazione delle piccole e medie aziende del Nordest e non solo, va anche all’ingessamento del mercato del lavoro.

In sede di conversione del DL Rilancio è stata inserita una norma di stampo dirigista in tema di contratti a termine che ne impone, per legge, la proroga automatica. Va detto che erano stati presentati numerosi emendamenti, anche da Confindustria, che proponevano la facoltà di prorogarli fino a fine anno, in deroga all’applicazione delle causali. Questo per permettere alle persone e alle aziende di mantenere il reciproco rapporto di collaborazione qualora la produzione e gli ordini lo permettessero. Ebbene, tutti gli emendamenti che andavano in questo senso sono stati respinti. Al contrario l’unico emendamento approvato non solo non va incontro alle richieste delle imprese, ma impone ad esse un inammissibile onere, perché prevede non già la possibilità ma, addirittura, l’obbligo di prorogare i contratti di lavoro a termine, anche in regime di somministrazione, e i contratti di apprendistato, per una durata pari al periodo di sospensione del rapporto dovuto al lockdown”.

Imporre per legge la proroga di questi contratti, determinandone d’imperio la durata, lede la libertà di impresa.

Si tratta – conclude – di un vero e proprio vulnus all’autonomia negoziale su cui ci sarebbe anche da interrogarsi in merito alla nostra carta costituzionale. Dal punto di vista tecnico, poi, la norma è scritta in maniera tale da generare dubbi nella sua applicazione, cosa che, come ormai di prassi, espone le aziende ad un potenziale enorme contenzioso”.


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