FAMIGLIE PIU’ POVERE, LAVORO PIU’ PRECARIO

Povertà assoluta per altre 2,1 milioni di famiglie a causa del coronavirus. Lo rileva il Focus realizzato da Censis e Confcooperative dal titolo “Covid, da acrobati della povertà a nuovi poveri”. Sfruttati, mortificati, mal pagati, “senza una rete di protezione sociale e risparmi cui attingere, con un futuro previdenziale da incubo. Sono i lavoratori che durante il lockdown hanno visto crollare all’improvviso il loro reddito”.

Sono loro gli acrobati della povertà” che hanno sempre guadagnato il minimo per sbarcare il lunario, ma che sono stati messi ko dal lockdown. Sono almeno 1.059.000 i nuclei familiari che vivono esclusivamente di lavoro irregolare (il 4,1% del totale). Di questi, più di uno su tre (350mila) è composto da cittadini stranieri. Un quinto ha minori fra i propri componenti, quasi un terzo è costituito da coppie con figli, mentre 131mila famiglie possono contare soltanto sul lavoro non regolare dell’unico genitore.

La metà degli italiani (50,8%) ha sperimentato un’improvvisa caduta delle proprie disponibilità economiche, con punte del 60% fra i giovani, del 69,4% fra gli occupati a tempo determinato, del 78,7% fra gli imprenditori e i liberi professionisti. La percentuale fra gli occupati a tempo indeterminato ha raggiunto il 58,3%.

Durante i mesi di stretto lockdown, 15 italiani su 100 hanno visto ridursi il reddito del proprio nucleo familiare più del 50%, mentre altri 18 italiani su 100 hanno subito una contrazione compresa fra il 25 e il 50% del reddito, per un totale di 33 italiani su 100 con un reddito ridotto almeno di un quarto. Ancora più drammatica la situazione fra le persone con un’età compresa fra i 18 e i 34 anni, per le quali il peggioramento inatteso delle propria situazione economica ha riguardato 41 individui su 100.

Fra i giovani le attese negative salgono al 51,9%, mentre per le persone con un’età fra i 35 e i 44 anni la riduzione del reddito appare probabile nel 53,2% dei casi. Per i lavoratori indipendenti e i liberi professionisti, la percentuale raggiunge il 72,1%.

La presenza di famiglie con solo occupati irregolari “pesa al Sud, dove si concentra il 44,2%, ma le percentuali che riguardano le altre aree danno conto comunque di una diffusione considerevole anche nel resto del Paese: il 20,4% nel Nord-ovest, il 21,4% nelle regioni centrali e il 14% nel Nord-est.

“Il paese – afferma il presidente della Confcooperative, Maurizio Gardini – vede la sua competitività ferma al palo dal 1995. Abbiamo un’occupazione più bassa della media europea. Un deficit che è cresciuto di 20 punti e un Pil che chiuderà con un rosso a due cifre sfondando il tetto del 10%. Abbiamo una geografia sociale ed economica molto sbilanciata con poco meno di 23 milioni di lavoratori, oltre 16 milioni di pensionati, 10 milioni di studenti (con una formazione che non è sempre d’eccellenza) e oltre 10 milioni di poveri”.

Nel 2019 le persone senza fissa dimora erano stimate in 112mila, ma l’area dell’indigenza che faceva ricorso agli aiuti alimentari arrivava a comprendere già 2,7 milioni di persone. L’arrivo del coronavirus e il conseguente lockdown rischiano di peggiorare i numeri già drammatici.


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