LO SMART WORKING PUO’ DIVENTARE UN FRENO ALL’ECONOMIA

Lavorare da casa senza andare in ufficio. Lo si è fatto per tutte le settimane del lockdown imposto dal Covid e lo si continua a fare anche ora. Senza contare che ci sono scuole di pensiero che lo raccomandano comunque ove possibile. 

Vari i benefici, di dice. Meno traffico per le strade, meno tempi morti per recarsi da casa al lavoro e viceversa, meno costi per il personale e per sedi aziendali o che potrebbero essere riadeguate alle nuove esigenze.

Ma non è tutto opro quel che luce.
E non mancano gli aspetti negativi.

Intanto per le ricadute economiche sul territorio. Perchè dietro chi va ogni giorno a lavorare in ufficio si è sviluppata tutta un’economia fatta di servizi di logistica e non solo, bar, ristoranti ecc. che attualmente soffrono delle conseguenze dello smart working.

Soprattutto nelle grandi città come Milano e Roma, dove forte è il tasso di pendolarismo da lavoro, i ricavi per il comparto dell’Horeca si sono drasticamente abbassati. In talune zone delle due metropoli si parla anche di un 70% di minori incassi al giorno.

Poi c’è il comparto dei buoni pasto. Chi lavora da casa non ne avrebbe diritto. E anche qui minori incassi per un’economia che stenta a riprendersi. 

Per esempio a Milano in alcune aree tra il 50 e il 60% degli incassi giornalieri di bar, ristoranti e altri esercizi di commercio alimentare è rappresentato dai buoni pasto. Una fetta importante di introiti che è venuta meno. In alcune zone di Milano come CityLife o Porta Nuova gli uffici sono quasi completamente vuoti con tutto quel che ne consegue per l’economia degli esercizi commerciali qui ubicati. 

Senza contare che per molte famiglie il buono pasto è componente del reddito. E il suo venir meno può significare una riduzione di introiti anche di 300 euro al mese che non vengono più utilizzati per acquisti alimentari. 


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