VOLI: RYANAIR & C IN PROFONDO ROSSO

Il trasporto aereo continua ad essere fortemente penalizzato dagli effetti del Coronavirus. Tutti i vettori registrano perdite di fatturato e traffico. E le compagnie low cost non sono da meno. 

Così la compagnia low cost per eccellenza, Ryanarir, sta facendo i conti con una crisi che si profila più grave del previsto. Il vettore irlandese registra una perdita di 185 milioni di euro di fatturato, nel primo trimestre concluso lo scorso 30 giugno rispetto a un anno fa. Il motivo è dovuto alla drastica diminuzione del numero di passeggeri del 99%.

La compagnia aerea ha dichiarato che sta tagliando il 15% della sua forza lavoro di 20.000 dipendenti, in quanto non si aspetta che il numero di passeggeri o i prezzi tornino ai livelli pre-coronavirus prima dell’estate del 2022. Nell’ambito di un programma di drastici tagli dei costi, Ryanair ha dichiarato che potrebbe chiudere un certo numero di basi in tutta Europa fino alla ripresa dei viaggi aerei.

L’amministratore delegato, Michael O’Leary, ha deciso un taglio del 50% degli stipendi per aprile e maggio e ora l’ho esteso fino alla fine di marzo del prossimo anno. O’Leary ha detto che il pacchetto di misure, che include il congedo non retribuito per il personale, rappresenta il “minimo per sopravvivere ai prossimi 12 mesi”. Inoltre il manager ha detto: “Se non si trova un vaccino, allora chiaramente potremmo dover annunciare altri tagli e tagli più profondi nel futuro”.

Anche Easyjet sta valutando la possibilità di chiudere le sue basi in tre hub aeroportuali a causa del forte calo della domanda di viaggi causato dal coronavirus. EasyJet annuncia di aver discusso con i sindacati il piano di emergenza che potrebbero riguardare il licenziamento di un terzo dei suoi piloti con sede nel Regno Unito. Le chiusure riguarderebbero le basi negli aeroporti di Londra Stansted, London Southend e Newcastle. La compagnia precisa che gli aeroporti continueranno a far parte della sua rete di rotte, il che significa che i voli atterreranno ancora lì, ma Easyjet non manterrà negli hub gli uffici e il personale. La società prevede che ci vorrà fino al 2023 per far tornare la domanda ai livelli del 2019, un’aspettativa che è simile a quella di Ryanair.


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