MENARINI: NUOVO STABILIMENTO A SESTO FIORENTINO

Il gruppo farmaceutico Menarini realizzerà un nuovo stabilimento di 40mila metri quadri a Sesto Fiorentino, nell’area ex Longinotti. E’ un investimento da 150 milioni di euro per oltre 250 posti di lavoro e altrettanti nell’indotto.

Approvato un protocollo d’intesa tra Regione, Comune, Città metropolitana e azienda. “Il progetto assume una rilevanza strategica sia per il recupero di un’area industriale ferma da tempo, sia per la tipologia di attività ed innovazione, sia per le ricadute occupazionali e le opportunità per le pmi toscane“, commenta il presidente della Regione, Enrico Rossi. 

In crescita del 3,2% il fatturato del Gruppo Menarini nel 2019. Il Gruppo, che fa capo alla famiglia Aleotti ma e’ guidato da una governance che vede Enric Cornut alla presidenza ed una donna, Elcin Barker Ergun, in veste di amministratore delegato, ha da poco annunciato l’offerta di acquisto sulla biotech statunitense Stemline. Menarini ha chiuso il 2019 con un fatturato che sfiora i 3,8 miliardi di euro (3.793 milioni), in crescita del 3,2% rispetto al 2018, e l’ebitda è di 492 milioni. La crescita è stata trainata dai mercati internazionali nonostante la scadenza di brevetto di Adenuric (febuxostat), farmaco per l’iperuricemia. “L’anno che si è chiuso – ha commentato il presidente Eric Cornut – non risentiva ovviamente della crisi Covid, e ha visto Menarini aumentare la presenza all’estero e rafforzare la governance con la nomina del CEO del Gruppo, Elcin Barker Ergun. Oggi il fatturato internazionale è il 77% del totale grazie alla dedizione e impegno dei nostri dipendenti che – ha concluso – portano la qualità dei farmaci Menarini nel mondo”.

“L’industria farmaceutica è un settore trainante per il nostro Paese, un asset fondamentale per la crescita, lo sviluppo economico e l’occupazione” commentano Lucia e Alberto Giovanni Aleotti,(nella foto) azionisti e membri del board di Menarini. “La produzione farmaceutica italiana – spiegano – garantisce standard di qualità elevatissimi, e avere gli stabilimenti in Italia fa la differenza per i pazienti: lo abbiamo visto in questo periodo di emergenza Covid quando vi sono state viceversa gravi carenze per altri materiali sanitari le cui produzioni erano completamente delocalizzate“.

Investire in questo settore – aggiungono – significa puntare su una filiera che continua a creare occupazione molto qualificata, che porta avanti una cultura della sicurezza dei suoi lavoratori e che, con i suoi prodotti, mette sempre al centro la tutela della salute del paziente”.


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