IL BELLO E IL BRUTTO DELLO SMART WORKING

Dopo varie settimane in cui la maggioranza dei lavoratori ha operato da casa attuando il cosiddetto smart working, si sta lentamente riprendendo il lavoro in azienda e si riduce quello da remoto. Ma come sono andate le cose in queste settimane? E come hanno reagito i lavoratori allo smart working?

Se lo è chiesto InfoJob che ha condotto una ricerca in merito. 
Ne emerge un quadro fatto di luci e ombre con elementi positivi ma anche negativi del lavorare da casa.

Le cose che mancano maggiormente dal non essere direttamente sul posto di lavoro sono risultate: 
1) La socialità del luogo di lavoro e il confronto quotidiano con i colleghi (parimerito al 27%) 
2) La comodità della propria postazione (11%)
3) Il piacere di prepararsi alla giornata con outfit e make-up (10%) 
4) Una chiacchierata con i colleghi, con i clienti e con i fornitori (8%)
5) La pausa caffè o il pranzo con i colleghi (7%)

Gli elementi positivi, invece, sono: 
1) Risparmio di tempo per spostamenti casa-ufficio (49%)
2) Flessibilità di orari (19,5%)
3) Possibilità di gestire insieme esigenze personali e lavorative (17%), 30% per donne con figli 
4) Niente distrazioni (11%)
5) Videocall in sostituzione dei meeting in presenza (3%) Lo smart working è stato, ed è per molti ancora oggi, un banco di prova, per aziende e dipendenti, in un serrato e quotidiano confronto con difficoltà e opportunità. 

Nel complesso secondo la ricerca la produttività rimane comunque invariata per oltre la metà del campione, solo un 7% dichiara un calo legato soprattutto alla difficoltà di gestire in contemporanea i familiari in smart working o i figli che necessitano di attenzione, dato che sale al 33% per le donne con figli conviventi. In uno scenario post Covid-19 lo smart working viene visto dai lavoratori come un’opportunità, ma non come una possibile alternativa al lavoro in presenza. Il 71% dice sì al lavoro agile, ma solo per 1 o 2 giorni a settimana (percentuale che sale all’89% per le donne con figli e che si attesta al 55% per gli uomini che vivono sotto lo stesso tetto con la prole). 

Da notare, infine, che questa esperienza ha riservato anche aspetti positivi che ora molti vorrebbero mantenere anche per il futuro.  Per esempio il 37% dei partecipanti all’indagine  ha apprezzato l’incremento del livello tecnologico in azienda e in casa, quindi un miglior bilanciamento tra vita professionale e privata (28%), particolarmente importante per le donne con figli conviventi (34%) e per gli uomini nella medesima situazione (24%). 

Da sottolineare, infine, come per molti il lavoro da casa, lontano dall’azienda o dall’ufficio, abbia significato una maggior responsabilizzazione e come si stato apprezzato soprattutto il maggior livello di fiducia accordato dai capi.


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