RIVIERA ADRIATICA: ALBERGHI TRA CORONAVIRUS E MAFIA

La riviera adriatica tra Romagna e Marche è un motore pulsante da oltre 8 milioni di turisti all’anno concentrati soprattutto nei mesi estivi. Ma quest’anno da queste parti regnano timori e incertezze. Covid-19 ha colpito anche il turismo e quello balneare non fa certo eccezione. In questi giorni ci si interroga sul quando e, soprattutto, sul come riaprire le spiagge e, quindi, riavviare il motore di quella complessa macchina che fino a pochi anni fa era nota come il “divertimentificio romagnolo”.

Un motore che occupa centinaia di migliaia di persone tra fissi e stagionali con fatturati da capogiro. Si tratta di alberghi, bar, ristoranti, pub,  spiagge, ma anche discoteche, cinema e quant’altro utile a intrattenere turisti che provengono da tutta Italia e da tutta Europa. 

Incertezza e preoccupazionici sono soprattutto per gli alberghi. 

“Ad oggi ancora non abbiamo i protocolli di sicurezza. Quindi è impensabile pianificare un’apertura o capire se c’è una sostenibilità economica da parte delle nostre aziende per poi adeguarsi a norme che devono ancora uscire”, dice Massimo Cavalieri, presidente dell’Associazione albergatori di Cattolica, Il rischio, secondo un sondaggio commissionato, è che due alberghi su dieci rimangano chiusi finché non verranno sciolti alcuni nodi burocratici e senza sostegni economici. 

“Se come vedo oggi – prosegue Cavalieri – il Covid viene classificato come infortunio sul lavoro e un mio dipendente contrae il virus o nella peggiore delle ipotesi muore, avrò prima una causa civile e poi una penale. Servono – aggiunge parlando più in generale del comparto turistico – delle date certe sull’apertura dei confini. È impensabile aprire senza avere delle date da poter dire a un turista che chiede informazioni. Se mi chiama qualcuno dicendo che vuole venire per il ponte del 2 giugno, non so cosa rispondergli. Le frontiere per gli stranieri – conclude poi il leader degli albergatori cattolichini – sono chiuse. Il turismo interno italiano non basta a coprire il fabbisogno di tutta la nazione. Non riuscirà a soddisfare né le città d’arte, né le città di mare”. 

Inoltre c’è anche il rischio che qualcuno voglia approfittarsi della situazione per acquisire a basso prezzo strutture ricettive oggi con l’acqua alla gola. Siu pensa soprattutto alle mafie. 

Sospette  sono alcune richieste di intestazioni di licenze a persone con più di 80 anni e con la tecnica di nascondere i veri proprietari con il sistema delle “scatole cinesi. Ma a volte si tratta di personaggi ben noti, già finiti sui giornali per vicende di malavita organizzata. La nostra associazione è impegnata a denunciare ogni passaggio di gestione o compra vendita sospetta alla Prefettura che poi attiverà le indagini opportune”, dice Patrizia Rinaldis, Presidente dell’Associazione albergatori di Rimini. 

E lo stesso Prefetto del capoluogo romagnolo, Alessandra Camporota: ha segnato che negli alberghi della zona romagnola sono state fatte le prime offerte da parte di gruppi mafiosi: ‘ti do 1000 se vendi oggi, ti do 400 se vendi fra tre mesi. Fra sei mesi ti do 150’, per dire il tipo di proposte”.

Per evitare rischi o passaggi di proprietà o di gestione sarebbe necessario l’intervento dello Stato con aiuti concreti a aziende e gestori. Ma al momento non c’è. E forse non ci sarà mai. 


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